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Professione business writer: intervista a Luisa Carrada
 

Luisa Carrada, business writer per Finsiel (gruppo Telecom Italia), è una professionista della comunicazione, molto nota in rete anche grazie al suo sito Il Mestiere di scrivere, diventato in pochi anni un punto di riferimento irrinunciabile per chiunque si occupi di scrittura professionale e per il web.


“Il successo del sito ancora mi sorprende: l’ho fatto per me, per entrare in contatto con la community degli specialisti della comunicazione e mai avrei immaginato di suscitare un tale interesse in tanti navigatori/trici. Certo, cinque anni fa, quando ho pubblicato Il Mestiere di Scrivere, non c’erano molti riferimenti in italiano sulla scrittura professionale e sull’attività del business writer, ancora oggi troppo trascurata in Italia. Evidentemente sono andata a toccare una nicchia scoperta, creando un sito serio e rigoroso, ma divulgativo nella forma”. 

Attualmente lavori come business writer in una grande azienda hi-tech: di che cosa ti occupi ed in che cosa consiste il tuo lavoro?
Mi occupo della comunicazione scritta in azienda e il mio compito consiste nel far esprimere l'azienda attraverso la parola scritta sui principali
strumenti di comunicazione interna ed esterna, intranet e sito internet: brochure, annual report, case studies, lettere, discorsi. Anche se, a dire la verità, oggi il mio lavoro è meno redazionale e più di progettazione e coordinamento. Bisogna creare i contenuti, non solo scriverli: sono essenziali la ricerca, la selezione, e la raccolta delle informazioni per riuscire a persuadere e convincere dell’efficacia dell’azienda, di una strategia, di un prodotto. Servono abilità comunicative e doti relazionali: è indispensabile, ad esempio, saper interpretare le esigenze del datore di lavoro, dei colleghi, del cliente, del pubblico e mediare tra le diverse necessità.

E’ un lavoro che molte donne vorrebbero fare: come si diventa scrittrici d’azienda?
Adesso ci sono molti corsi e master, alcuni ben fatti e sicuramente utili, tuttavia sono convinta che siano necessarie anche e soprattutto una
forte cultura di base, attitudine alla lettura, curiosità e grandi capacità relazionali. Personalmente sono arrivata in azienda quasi per caso quattordici anni fa, unica laureata in lettere in un settore ad alta specializzazione tecnica, e mi sono trovata bene. E’ bene sottolineare, comunque, che la strada è ardua ed è inutile alimentare inutili illusioni. Solo le aziende di grandi dimensioni possono permettersi una figura professionale di questo tipo ed anche in queste aziende difficilmente si contano più di due business writer. E’ facile dedurre, quindi, quale siano le prospettive occupazionali in Italia, ed armarsi di coraggio e grinta per tentare il lavoro free-lance. In questo caso, le opportunità aumentano ed il lavoro diventa anche più divertente. Si rischia un’eccessiva specializzazione in azienda, che limita le potenzialità espressive e creative del business writer; diversamente, la possibilità di operare su più segmenti del mercato consente una maggiore varietà, che spesso si traduce in arricchimento personale e professionale.

Scrittura professionale e nuove tecnologie: in che modo hanno modificato, se lo hanno fatto, il lavoro del business writer?
Sicuramente le nuove tecnologie hanno aumentato la produttività, facilitando spesso il lavoro redazionale. Internet consente di recuperare
testi già fatti da adattare alle necessità comunicative della propria azienda, ed in egual modo, il pc permette di archiviare un repertorio di testi facilmente rintracciabili. Certo, bisognerebbe riuscire a sfruttare le tecnologie, evitandone però gli inviti a diventare pigri, cercando sempre di cominciare a lavorare su di un foglio bianco.

Tu hai parlato di stesura di brochure, case studies, report da pubblicare su Internet, intranet e carta: come gestisci strumenti tanto diversi?
E’ essenziale imparare a lavorare contemporaneamente su strumenti di comunicazione diversi, sui quali calibrare lo stile. Uno scrittore
completo evita ogni specializzazione per non limitare le proprie potenzialità. Se ci si adegua unicamente alle regole del web, ad esempio, si impoverisce lo stile, sempre eccessivamente sintetico ed attento agli aspetti visivi del testo.

Tu hai recentemente aperto un blog: che cosa ti ha spinto ad avere un dialogo più intimo con i/le lettori/rici?
Questo strumento mi incuriosisce da tempo, ma inizialmente avevo paura dell’intimità e della contiguità con il lettore. Mi ci sono avvicinata
piano piano, leggendo i blog degli altri prima, aprendone finalmente uno anch’io solo di recente. Ho scoperto che è un ottimo complemento a Il Mestiere di scrivere, sollevandomi invece di caricarmi di lavoro. MdS è un sito che deve reggere il tempo, ed ogni contributo è ben analizzato prima della pubblicazione, il che significa che l’aggiornamento richiede tempo, che spesso non ho. Al contrario, la pubblicazione sul blog è immediata e spesso lo utilizzo come una sorta di blocco notes, dove annoto pensieri, emozioni, informazioni varie con grande velocità.

Tu vivi di comunicazione scritta: come ti poni nei confronti di un uso non sessista del linguaggio?
La questione mi è estranea e non me la pongo. E’ vero che in genere uso la seconda persona, evitando la terza, il che mi solleva dal declinare
al maschile o al femminile. Comunque, confermo che non mi sono mai posta il problema. Quando scrivo, penso agli individui e mai ad un uomo o ad una donna. Non mi appartiene neppure la cultura della differenza anche se sono abituata a lavorare in gruppi di lavoro composti quasi esclusivamente di donne, che, nel mio campo, spesso rivestono anche ruoli di potere.

 

Intervista a Eloisa Di Rocco, autrice di Mondo Blog

05/11/2003   di  Federica Fabbiani
 
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